Oscurità

buio

“Per quanto una situazione possa sembrare disperata, c’è sempre una possibilità di soluzione.

Quando tutto attorno è buio non c’è altro da fare che aspettare tranquilli che gli occhi si abituino all’oscurità”.

(Murakami, Norwegian Wood)

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Il giorno in cui te ne andasti

lasciare

A RUSH OF BLOOD TO THE HEAD

Il giorno in cui te ne andasti ci fu una pioggia di stelle
cadendo sui tuoi capelli
e una nostalgia con ali di corvo si installò sulle mie spalle.
Non ci furono parole,
solo entrambi in piedi di fronte all’abisso tra le nostre labbra.

Promisi di dimenticarmi tutto,
prometto sempre di dimenticarmi tutto,
è che a volte dimentico anche
che l’orologio rabbioso della mia memoria
non ha la parola.

Già non mi fai male,
così come già non mi fanno male tutti gli addii
di prima e dopo di te.
Ma ricordo. Ancora.
A volte penso che la mia vita sia sempre stata un continuo dire addio,
una ricerca inconscia e ostinata di solitudine e precipizi.
Cosa sono gli addii se non un modo di ricominciare?
Percorrere altre strade,
che sono sempre diverse,
fino a distruggere le mie scarpe e i miei piedi,
fin quando nel mio corpo si percepiscano le ferite
di tante battaglie perse conto l’oblio.
Tutto è meglio
Che restare placidamente immobile
e morire di niente come quasi tutti fanno,
morire di indifferenza.
Il giorno in cui te ne andasti ci fu una pioggia di stelle
e la lasciai passare senza esprimere un solo desiderio.
In piedi di fronte al nero del corvo tra le nostre labbra,
con la nostalgia dell’abisso sulle mie spalle,
pregavo affinché per una maledetta volta te ne andassi.
Israel Miranda

(Traduzione di  Gianfranco Pecchinenda)

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Fraintendersi

fraintendersi

Ci siamo fraintesi ostinatamente, come per proteggerci da qualcosa.

Custodimmo il non capirsi per una discrezione e un pudore: ora so che questo conserva gli affetti.

Fu una rinuncia e una preclusione ottemperata come una norma, sconosciuta alla volontà come un istinto.

Fraintendersi fu giusta condizione, capirsi non poteva servirci.
Poteva durare in eterno, non mi sarei mai stancato.
Erri de Luca

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L’Arte di Perdere

perdere

L’arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano aspettare
di essere perse, che perderle non è un disastro.
Ogni giorno perdi qualche cosa.
Accetta l’ansia
di chiavi perdute, di un’ora spesa male.
L’arte di perdere non è difficile da imparare;
allora impara a perdere di più, a perdere
più in fretta:
luoghi e nomi e dov’è che avevi in mente
di andare.
Non sarà mai un disastro.
Ho perso l’orologio di mia madre.
E guarda!
l’ultima
o la penultima di tre amate case ho perso.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.
Ho perso due città, belle.
E, più vasti,
i regni che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è poi un disastro.
Anche perdere te (la voce giocosa, i gesti
che amo) sarà la stessa cosa.
È evidente
che l’arte di perdere s’impara fin troppo presto
anche se pare un disastro.
Elizabeth Bishop

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La più grande opera d’Arte

Capolavoro

Finché il giovane pittore si preoccupa di quello che il maestro pensa della sua opera, vuol dire che non crede in se stesso. Non ha la certezza. Bisogna vincere quell’inesorabile Grande Giudice che la famiglia, la società e la cultura hanno fatto crescere nella nostra testa. Più importante del giudizio degli altri è il giudizio che noi diamo di noi stessi Che importa se gli altri dicono che quello che facciamo non va, l’importante è amare la nostra opera! La più grande opera d’arte è lo sviluppo della nostra anima. E affinché questo riesca dobbiamo imparare ad apprezzarci.
A. Jodorowsky

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Sull’Amore

Sull'amore

 

“Quanto più invecchiavo, quanto più insipide mi parevano le piccole soddisfazioni che la vita mi dava, tanto più chiaramente comprendevo dove andasse cercata la fonte delle gioie della vita. Imparai che essere amati non è niente, mentre amare è tutto, e sempre più mi parve di capire ciò che da valore e piacere alla nostra esistenza non è altro che la nostra capacità di sentire. Ovunque scorgessi sulla terra qualcosa che si potesse chiamare “felicità”, consisteva di sensazioni. Il denaro non era niente, il potere non era niente. Si vedevano molti che avevano sia l’uno che l’altro ed erano infelici. La bellezza non era niente: si vedevano uomini belli e donne belle che erano infelici nonostante la loro bellezza. Anche la salute non aveva un gran peso; ognuno aveva la salute che si sentiva, c’erano malati pieni di voglia di vivere che fiorivano fino a poco prima della fine e c’erano sani che avvizzivano angosciati per la paura della sofferenza. Ma la felicità era ovunque una persona avesse forti sentimenti e vivesse per loro, non li scacciasse, non facesse loro violenza, ma li coltivasse e ne traesse godimento. La bellezza non appagava chi la possedeva, ma chi sapeva amarla e adorarla.C’erano moltissimi sentimenti, all’apparenza, ma in fondo erano una cosa sola. Si può dare al sentimento il nome di volontà, o qualsiasi altro. Io lo chiamo amore. La felicità è amore, nient’altro. Felice è chi sa amare. Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propria vita. Ma amare e desiderare non è la stessa cosa. L’amore è desiderio fattosi saggio; l’amore non vuole avere; vuole soltanto amare.”

Hermann Hesse

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Le mie paure

paura

“Io allora mettevo in relazione ogni cosa che mi succedeva con i libri che leggevo. Non c’era mancato molto che vedessi in quelle persone adulte che ridevano così spudoratamente di me i cannibali che conoscevo e temevo da quando avevo letto Le mille e una notte e le Fiabe di Grimm. Non c’è sentimento che cresca più rigoglioso della paura, e saremmo davvero ben povera cosa senza le paure che abbiamo patito. E’ una tendenza caratteristica degli esseri umani esporsi continuamente alla paura. Le nostre paure non vanno mai perdute, anche se i loro nascondigli sono misteriosi. Forse, di tutte le cose del mondo, nulla si evolve e si trasforma meno della paura. Quando penso ai miei primi anni, per prima cosa ritrovo le paure di cui essi abbondarono in maniera inesauribile. Molte le ritrovo soltanto ora, mentre in altre, che non troverò mai, risiede presumibilmente il segreto che mi fa desiderare una vita interminabile.”

Elias Canetti

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Tutti i segreti dell’Amore

amore 1
Il vero amore contiene l’elemento della gentilezza amorevole, che è la capacità di offrire felicità.
Per rendere felice una persona bisogna esserci.
Si dovrebbe imparare a guardarla, a parlarle.
Rendere un’altra persona felice è un’arte che si impara.
Il secondo elemento che compone il vero amore è la compassione, la capacità di togliere il dolore, di trasformarlo nella persona che amiamo.
Anche in questo caso bisogna praticare il guardare in profondità per riuscire a vedere che tipo di sofferenza ha in sé quella persona.
Spesso avviene che l’altra persona, compresa e sostenuta, sarà in grado di affrontare più facilmente le difficoltà della sua vita, perché sentirà che siete dalla sua parte.
Il terzo elemento è la gioia. Il vero amore vi deve portare gioia e felicità, non sofferenza giorno dopo giorno. Il quarto e ultimo elemento è la libertà.
Se amando sentite di perdere la vostra libertà, di non avere più spazio per muovervi, quello non è vero amore.
Thich Nhat Hanh

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La Strada che non presi

BIVIO

La Strada che non presi
Due strade divergevano in un bosco d’autunno
e dispiaciuto di non poterle percorrerle entrambe,
essendo un solo viaggiatore, a lungo indugiai
fissandone una, più lontano che potevo
fin dove si perdeva tra i cespugli.
Poi presi l’altra, che era buona ugualmente
e aveva forse l’aspetto migliore
perché era erbosa e meno calpestata
sebbene il passaggio le avesse rese quasi uguali.
Ed entrambe quella mattina erano ricoperte di foglie
che nessun passo aveva annerito
oh, mi riservai la prima per un altro giorno
anche se, sapendo che una strada conduce verso un’altra,
dubitavo che sarei mai tornato indietro.
Lo racconterò con un sospiro
da qualche parte tra molti anni:
due strade divergevano in un bosco ed io –
io presi la meno battuta,
e questo ha fatto tutta la differenza.
Robert Frost

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Il Destino come scelta: IlCaso e la Responsabilità

il destino come scelta

 

 

 

“ Solo quando siamo pronti ad assumerci tutta la responsabilità di quello che viviamo e che ci accade scopriamo il significato più profondo del nostro Destino”.

Siamo abituati a cercare nel mondo esteriore le scusanti per tutto ciò che non dovrebbe esserci.

Dai membri della famiglia al governo, dalle circostanze del momento alla società: la scala dei colpevoli è infinita e a loro viene attribuita la responsabilità del proprio destino.

Siamo convinti che anche la felicità dipenda da cose esterne; ma la felicità è uno stato di coscienza, una condizione dell’anima.

Felici si può soltanto esserlo.

L’incontro vuole essere un’occasione per sperimentare  come possiamo  guardare agli eventi della nostra vita da prospettive diverse da quelle usuali.

Per il Ciclo ” I Venerdì del Benessere”  Vi aspettiamo presso l’Associazione Centro Koros, Via Grotte Bianche, 150 Catania, Venerdì 12 febbraio 2016 alle ore 18.

Conduce l’incontro Graziella Puglisi

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Counselor Catania – Graziella Puglisi

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