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Il Tradimento del Corpo

Il nostro corpo parla e anche se facciamo di tutto per nascondere a noi stessi e agli altri quello che non ci piace, il nostro corpo dice tanto di noi, molto più di quello che non vogliamo fare vedere e ci tradisce.
Lo fa attraverso la postura, i movimenti, il modo di occupare lo spazio, parlano per noi le tensioni, il nostro respiro.
E cosa dicono di noi le nostre rughe, i capelli bianchi, le spalle curve, le unghie rosicchiate, l’incedere strascinato, le pieghe attorno alle labbra, il viso accigliato, il solco tra le sopracciglia, la tensione nello stomaco?
Come un libro aperto è tutto scritto nel nostro corpo e cosa gli altri leggono di noi?
Ciò che sempre parla in silenzio è il nostro corpo e in questo Seminario proveremo a dargli voce.
Conduce l’incontro Graziella Puglisi
Costo del Seminario 7 euro, gratuito per i soci Koros.

Dalla Paura alla Passione

 

 

 “Dalla Paura alla Passione”:

Incontro di presentazione del percorso di crescita personale “Emozioni in Movimento, il corpo si racconta”.

Lunedì 3 ottobre ore 19,00 presso l’Associazione Centro Koros, Via Grotte bianche 150 Catania.
Il nostro corpo parla attraverso la postura, i movimenti, il modo di occupare lo spazio. Parlano per noi le tensioni, il nostro respiro.
Trasformare le nostre emozioni nel movimento del corpo, nella nostra personale danza, ci dona la possibilità di accedere a nuovi stati d’animo e a nuove emozioni e ci permette di scoprire la direzione in cui la nostra anima è chiamata a camminare.
Per info:
Associazione Centro Koros 095 2881351
Graziella Puglisi 340 2633502
graziellapuglisi@hotmail.it
www.emozioninmovimento.com

Tu che mi guardi, Tu che mi racconti

 

 

“Ogni essere umano desidera ricevere da un altro il racconto della propria storia: solo gli altri possono scorgere il disegno di un’identità e raccontarlo in sua presenza”.
Le storie di vita vengono narrate e ascoltate con interesse, perché sono simili e tuttavia nuove, insostituibili e inattese, dall’inizio alla fine.
Ogni essere umano è un essere unico, è un essere irripetibile che, non ricalca mai le medesime orme di un altro, non ripete mai il medesimo percorso, non si lascia mai dietro la medesima storia.
La vita non può essere vissuta come una storia, perché la storia viene sempre dopo: è imprevedibile e ingovernabile, proprio come la vita.
In questo incontro sperimenteremo  il piacere di raccontarci e di essere raccontati.

Venerdì 23 Settembre alle ore 18,30 presso l’Associazione Centro Koros, Via Grotte Bianche 150 Catania, conduce l’incontro Graziella Puglisi.
Costo del Seminario 7 euro, gratuito per i soci Koros.

Quando non c’è campo

parlare da soli
A volte parlando per telefono ci capita di sentirci ispirati e mettiamo su un’ espressione sentita e spontanea di concetti anche profondi che vengono fuori con la veemenza tipica di chi vuol essere se stesso. Pensiamo così di toccare le corde del nostro interlocutore, di spiegargli a chiare lettere ciò che sentiamo, chi siamo o che cosa vorremmo. Pensiamo… perché  dall’altra parte c’è silenzio e noi perciò mettiamo ancora più foga nel nostro copione a braccio giacché  l’altro ci sembra assorto e riflessivo. Sino a che non ci rendiamo conto che era semplicemente caduta la linea e da tempo parlavamo da soli. Richiamare e ridire ciò che si è perso nel vento sarebbe inutile e frustrante e dunque desistiamo accontentandoci, rifatto il numero, di una banale sintesi.

Allo stesso modo talvolta esprimiamo senza che l’altro ci ascolti. Perché di ciò che stiamo dicendo invero non gliene frega nulla. Il penderne atto è deludente ma salvifico, perché non si può fare entrare il mulo all’indietro nella stalla. E le perle le compra solo chi ama le perle e dunque le apprezza.

Roberto Cafiso

La carezza di Vento

madre

LA CAREZZA DI VENTO
La sentirai, che sarò già lontana.
Ma la ragione, il lavoro, il tempo
ti distrarranno da lei.
L’avvertirai ancora, accennata
quando meno te l’aspetti
o quando, invece, ne avresti più bisogno.
Ed ogni volta che t’ accadrà di percepirla
ne sarai sempre più certa, più sicura.
Ti sorgerà il dubbio
ma ti rassicurerà l’odore
il tocco lieve, l’invisibile impronta.
L’odore di madre, la pace.
E’ la carezza di vento
che non ti lascerà mai sola.
Non diverrò polvere
così che tu debba chinarti per trovarmi
ma divverò vento, per poterti circondare
come ti circondavano le mie braccia
quando correvo a consolarti.
La sentirai che sarò già lontana
ma il tuo cuore la riconoscerà.
E’ la carezza di vento
il respiro eterno delle madri
L’amore che resta, oltre ogni cosa.
Carolina Turroni

Oscurità

buio

“Per quanto una situazione possa sembrare disperata, c’è sempre una possibilità di soluzione.

Quando tutto attorno è buio non c’è altro da fare che aspettare tranquilli che gli occhi si abituino all’oscurità”.

(Murakami, Norwegian Wood)

Il giorno in cui te ne andasti

lasciare

A RUSH OF BLOOD TO THE HEAD

Il giorno in cui te ne andasti ci fu una pioggia di stelle
cadendo sui tuoi capelli
e una nostalgia con ali di corvo si installò sulle mie spalle.
Non ci furono parole,
solo entrambi in piedi di fronte all’abisso tra le nostre labbra.

Promisi di dimenticarmi tutto,
prometto sempre di dimenticarmi tutto,
è che a volte dimentico anche
che l’orologio rabbioso della mia memoria
non ha la parola.

Già non mi fai male,
così come già non mi fanno male tutti gli addii
di prima e dopo di te.
Ma ricordo. Ancora.
A volte penso che la mia vita sia sempre stata un continuo dire addio,
una ricerca inconscia e ostinata di solitudine e precipizi.
Cosa sono gli addii se non un modo di ricominciare?
Percorrere altre strade,
che sono sempre diverse,
fino a distruggere le mie scarpe e i miei piedi,
fin quando nel mio corpo si percepiscano le ferite
di tante battaglie perse conto l’oblio.
Tutto è meglio
Che restare placidamente immobile
e morire di niente come quasi tutti fanno,
morire di indifferenza.
Il giorno in cui te ne andasti ci fu una pioggia di stelle
e la lasciai passare senza esprimere un solo desiderio.
In piedi di fronte al nero del corvo tra le nostre labbra,
con la nostalgia dell’abisso sulle mie spalle,
pregavo affinché per una maledetta volta te ne andassi.
Israel Miranda

(Traduzione di  Gianfranco Pecchinenda)

Fraintendersi

fraintendersi

Ci siamo fraintesi ostinatamente, come per proteggerci da qualcosa.

Custodimmo il non capirsi per una discrezione e un pudore: ora so che questo conserva gli affetti.

Fu una rinuncia e una preclusione ottemperata come una norma, sconosciuta alla volontà come un istinto.

Fraintendersi fu giusta condizione, capirsi non poteva servirci.
Poteva durare in eterno, non mi sarei mai stancato.
Erri de Luca

L’Arte di Perdere

perdere

L’arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano aspettare
di essere perse, che perderle non è un disastro.
Ogni giorno perdi qualche cosa.
Accetta l’ansia
di chiavi perdute, di un’ora spesa male.
L’arte di perdere non è difficile da imparare;
allora impara a perdere di più, a perdere
più in fretta:
luoghi e nomi e dov’è che avevi in mente
di andare.
Non sarà mai un disastro.
Ho perso l’orologio di mia madre.
E guarda!
l’ultima
o la penultima di tre amate case ho perso.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.
Ho perso due città, belle.
E, più vasti,
i regni che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è poi un disastro.
Anche perdere te (la voce giocosa, i gesti
che amo) sarà la stessa cosa.
È evidente
che l’arte di perdere s’impara fin troppo presto
anche se pare un disastro.
Elizabeth Bishop