Quando non c’è campo

parlare da soli
A volte parlando per telefono ci capita di sentirci ispirati e mettiamo su un’ espressione sentita e spontanea di concetti anche profondi che vengono fuori con la veemenza tipica di chi vuol essere se stesso. Pensiamo così di toccare le corde del nostro interlocutore, di spiegargli a chiare lettere ciò che sentiamo, chi siamo o che cosa vorremmo. Pensiamo… perché  dall’altra parte c’è silenzio e noi perciò mettiamo ancora più foga nel nostro copione a braccio giacché  l’altro ci sembra assorto e riflessivo. Sino a che non ci rendiamo conto che era semplicemente caduta la linea e da tempo parlavamo da soli. Richiamare e ridire ciò che si è perso nel vento sarebbe inutile e frustrante e dunque desistiamo accontentandoci, rifatto il numero, di una banale sintesi.

Allo stesso modo talvolta esprimiamo senza che l’altro ci ascolti. Perché di ciò che stiamo dicendo invero non gliene frega nulla. Il penderne atto è deludente ma salvifico, perché non si può fare entrare il mulo all’indietro nella stalla. E le perle le compra solo chi ama le perle e dunque le apprezza.

Roberto Cafiso

La carezza di Vento

madre

LA CAREZZA DI VENTO
La sentirai, che sarò già lontana.
Ma la ragione, il lavoro, il tempo
ti distrarranno da lei.
L’avvertirai ancora, accennata
quando meno te l’aspetti
o quando, invece, ne avresti più bisogno.
Ed ogni volta che t’ accadrà di percepirla
ne sarai sempre più certa, più sicura.
Ti sorgerà il dubbio
ma ti rassicurerà l’odore
il tocco lieve, l’invisibile impronta.
L’odore di madre, la pace.
E’ la carezza di vento
che non ti lascerà mai sola.
Non diverrò polvere
così che tu debba chinarti per trovarmi
ma divverò vento, per poterti circondare
come ti circondavano le mie braccia
quando correvo a consolarti.
La sentirai che sarò già lontana
ma il tuo cuore la riconoscerà.
E’ la carezza di vento
il respiro eterno delle madri
L’amore che resta, oltre ogni cosa.
Carolina Turroni