Quel Vento sei tu

sabbia

Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra con il dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia».
Haruki Murakami

Impazienza

fiore in boccio

“Non insistere
il fiore non sboccia
prima del giusto tempo.
Neanche se lo implori
neanche se provi ad aprire i suoi petali
neanche se lo inondi di sole.
La tua impazienza
ti spinge a cercare la primavera
quando avresti solo bisogno di
abbracciare il tuo inverno”
Ada Luz Márquez

Oscurità

buio

“Per quanto una situazione possa sembrare disperata, c’è sempre una possibilità di soluzione.

Quando tutto attorno è buio non c’è altro da fare che aspettare tranquilli che gli occhi si abituino all’oscurità”.

(Murakami, Norwegian Wood)

Il giorno in cui te ne andasti

lasciare

A RUSH OF BLOOD TO THE HEAD

Il giorno in cui te ne andasti ci fu una pioggia di stelle
cadendo sui tuoi capelli
e una nostalgia con ali di corvo si installò sulle mie spalle.
Non ci furono parole,
solo entrambi in piedi di fronte all’abisso tra le nostre labbra.

Promisi di dimenticarmi tutto,
prometto sempre di dimenticarmi tutto,
è che a volte dimentico anche
che l’orologio rabbioso della mia memoria
non ha la parola.

Già non mi fai male,
così come già non mi fanno male tutti gli addii
di prima e dopo di te.
Ma ricordo. Ancora.
A volte penso che la mia vita sia sempre stata un continuo dire addio,
una ricerca inconscia e ostinata di solitudine e precipizi.
Cosa sono gli addii se non un modo di ricominciare?
Percorrere altre strade,
che sono sempre diverse,
fino a distruggere le mie scarpe e i miei piedi,
fin quando nel mio corpo si percepiscano le ferite
di tante battaglie perse conto l’oblio.
Tutto è meglio
Che restare placidamente immobile
e morire di niente come quasi tutti fanno,
morire di indifferenza.
Il giorno in cui te ne andasti ci fu una pioggia di stelle
e la lasciai passare senza esprimere un solo desiderio.
In piedi di fronte al nero del corvo tra le nostre labbra,
con la nostalgia dell’abisso sulle mie spalle,
pregavo affinché per una maledetta volta te ne andassi.
Israel Miranda

(Traduzione di  Gianfranco Pecchinenda)